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domenica 31 luglio 2011

Cancro al seno, la fertilità è possibile un ormone protegge le ovaie dalla chemio


Secondo uno studio dell'Istituto tumori di Genova, la somministrazione di un farmaco mette al riparo i follicoli ovarici dai danni degli antitumorali e preserva la funzione riproduttiva. Così si evita la menopausa precoce, una realtà per il 50% delle pazienti affette da tumore della mammella


ROMA - Mettere al riparo le ovaie dai farmaci antitumorali per tutelare la fertilità dopo un tumore al seno. Un gruppo di ricercatori italiani ha studiato una tecnica che lascia sperare le pazienti colpite da questa malattia. Lo studio, pubblicato su Jama, è stato coordinato dall'Istituto dei tumori di Genova.

"Il cancro della mammella colpisce sempre più giovani: sei volte su 100 hanno meno di 40 anni - dice Lucia Del Mastro, coordinatrice della ricerca dell'Ist di Genova -. Ogni anno solo in Italia sono 2.300 i casi prococi, per questo è prioritario salvaguardare la possibilità di queste donne di diventare madri". La tecnica messa a punto dai ricercatori prevede la somministrazione di un farmaco che simula l'azione di un ormone, l'Lhrh, in grado di interferire con l'attività delle ovaie. In questo modo si crea una 'gabbia' che protegge i follicoli. In altre parole, secondo gli studiosi, è come se si mettessero le ovaie "al riparo" dalla chemioterapia, preservando così la funzione riproduttiva e riducendo, anche se non eliminando del tutto, i danni provocati dai farmaci antitumorali. E questo consente anche di evitare la menopausa precoce: una realtà per in circa quattro pazienti su 10.

Cinque anni di test. Lo studio è stato condotto dal 2003 al 2008 su 281 donne in 16 centri aderenti al Gruppo italiano mammella (Gim). La tecnica messa a punto dall'Ist, spiega Marco Venturini, presidente Aiom e fra gli autori della ricerca, "consiste nella somministrazione della triptorelina, un ormone analogo dell'Lhrh, che per sua natura agisce 'proteggendo' i tessuti che proliferano rapidamente". Nel gruppo di pazienti trattato, l'8,9% è andato incontro a menopausa precoce rispetto al 25,9% di chi aveva ricevuto le cure standard, con una differenza assoluta del 17%. Non solo quindi la tecnica funziona ma, aggiunge Lucia Del Mastro, "i dati oggi disponibili non hanno indicato alcun effetto negativo sull'efficacia della chemioterapia".

Come agisce con tumori ormonosensibili. "Il ciclo mestrauale salta nel 40% di casi di donne sottoposte a chemioterapia, perché nel corso della cura i follicoli dell'ovaio vengono distrutti - spiega Del Mastro -. Utilizzando questo farmaco innovativo prima della chemio, riusciamo a proteggere le ovaie e i follicoli rimangono intatti. Abbiamo applicato questa tecnica anche nei casi di tumori ormonosensibili e si è dimostrata efficace. E' chiaro però che in questi casi, dopo la chemio sono necessari cinque anni di terapie antitumorali. Per questo motivo l'eventuale tentativo di avere una gravidanza va rimandato".

Meno disturbi. I ricercatori hanno verificato che bloccando le mestruazioni si fermano gli effetti collaterali della chemio, mentre senza questa terapia il danno alla funzione ovarica resta. Questo risultato, dice Venturini "è importante non solo sul fronte della salvaguardia della fertilità della donna colpita da cancro dopo la chemioterapia, ma che ha delle implicazioni molto forti anche sulla problematica della menopausa precoce". La tecnica, ribattezzata 'blocca-ovaie', migliora anche la qualità di vita della donna, evitandole disturbi come l'osteoporosi o le caldane. Grazie alla scoperta dei ricercatori italiani si aprono nuove speranze di diventare mamma per molte pazienti.

"Questa tecnica - precisa Venturini - non va ad escludere, ma semmai ad affiancare la pratica di mettere da parte gli ovuli e di congelarli prima di sottoporsi a chemioterapia per poi riutilizzarli con la fecondazione assistita".

"Addormentare le ovaie non preserva al 100% la fertilità", aggiunge Venturini, ma comunque "aumenta le possibilità di avere mestruazioni normali dopo le cure antitumorali". Possibilità che variano in base a diversi fattori, dal tipo di chemioterapia all'età della paziente. "La somministrazione dell'analogo dell'ormone Lhrh, almeno in donne con tumore alla mammella, potrebbe diventare uno standard - conclude Venturini - e essere utilizzata subito dagli oncologi per tutte le donne che vogliono ridurre il rischio di una menopausa precoce indotta dalla chemioterapia".

Nuove gravidanze dopo la malattia. Questa scoperta apre speranze per salvare la fertilità della donna, ma i ricercatori aspettano ulteriori conferme da nuovi test. "La tecnica può essere utile per prevenire la menopausa precoce. La prevenzione della menopausa è ovviamente condizione necessaria per la potenziale fertilità - conclude Del Mastro - . Ad oggi noi abbiamo osservato tre gravidanze nel gruppo di donne trattate con triptorelin e una gravidanza nel gruppo trattato con da sola. Sono neccessari tempi di osservazione più lunghi per avere una risposta definitiva sulla capacità di questa tecnica di preservare anche la fertilità".

I dati. In Italia ogni anno oltre 38 mila donne si ammalano di tumore al seno, circa una su dieci. Più dell'80 per cento dei casi riguarda persone che hanno superato i 50 anni. E’ importante valutare anche la familiarità, dal momento che circa il 10 per cento delle pazienti colpite dalla malattiaha più di un familiare stretto malato.

Post:www.repubblica.it

lunedì 18 luglio 2011

Sali da bagno, droga micidiale


La sostanza (legale) spaventa medici e autorità americane: gli effetti sono micidiali

MILANO - Gli effetti sono micidiali. Scrive il New York Times: nello stato americano dell'Indiana un uomo è salito su un’asta di bandiera lungo una strada e si è gettato in mezzo al traffico. Un altro ha fatto irruzione in un monastero e ha accoltellato a morte un prete. In entrambi i casi senza apparente motivo. E poi ancora: nel West Virginia una donna si è ferita gravemente con un coltello perché convinta che qualcosa di orribile si nascondesse sotto la sua pelle. In Louisiana, invece, un ragazzo di 21 anni si è tagliato la gola e poi si è sparato un colpo di fucile. Sono solo alcune delle recenti vicende di cronaca nera raccontate dai media americani e, con ogni probabilità, tutte riconducibili alle potenti sostanze stupefacenti spacciate per «sali da bagno». Che si stanno diffondendo a un ritmo velocissimo, soprattutto tra i più giovani. Il loro effetto sta turbando anche i medici più esperti; diversi stati federali ora corrono ai ripari e vietano le sostanze.

NEI SALI DA BAGNO - Pazienti completamente fuori controllo, fenomeni di autolesionismo, atti di violenza sotto l’effetto di stupefacenti: una nuova droga negli Stati Uniti tormenta medici, investigatori e famiglie. Si tratta dei «sali da bagno», cosiddetti catinoni, venduti nella forma di una polvere bianca cristallina, che imitano composti come le metanfetamine. Basta annusarli, fumarli o iniettarli tipo crack e le sostanze nocive entrano in azione con conseguenze molte volte tragiche. Come riferisce ilNew York Times la droga viene attualmente venduta, per vie del tutto legali, in 22 dei 50 Stati negli Usa, perlopiù in confezioni da 50 milligrammi e al prezzo tra i 25 e i 50 dollari. Si trova in tabaccherie, in stazioni di servizio e in Rete. Sugli effetti dei composti chimici contenuti nei «sali da bagno», quali mefedrone o metilendiossipirovalerone (Mdpv), circolano vere e proprie storie dell’orrore. Il risultato sono ricoveri in ospedale e decessi.

FANNO IMPAZZIRE E UCCIDONO - Oltre ai casi di autolesionismo e di violenza contro innocenti sono gli stessi consumatori dei «sali da bagno» a rimanere vittime dei drammatici effetti, come si evince dai reperti medici. Un medico in Florida ha raccontato di un uomo la cui temperatura del corpo era salita a 42 gradi. «Sulla sua fronte si potevano cuocere le uova al tegamino», ha spiegato il dottore al Nyt. Altri suoi colleghi riferiscono di sintomi quali un forte aumento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, di spasmi muscolari gravi. Il mefedrone e il composto chimico chiamato Mdpv sono infatti sostanze sintetiche molto simili al principio attivo del khat vegetale, il cathinon, una droga molto diffusa in Arabia e nell’Africa orientale. Entrambi sono capaci di alterare lo stato di coscienza.

MIX LETALE - Persino i forti tranquillanti somministrati alle vittime non avrebbero avuto l’effetto sperato tanto che alcuni medici sono ricorsi a potenti farmaci psicotropi o addirittura all'anestesia totale per immobilizzare il paziente. «Se si mettono insieme gli effetti peggiori di metanfetamine, cocaina, PCP (fenciclidina), ecstasy e Lsd, allora si ha un'idea di cosa a volte noi vediamo qui», ha sottolineato Mark Ryan, direttore del Louisiana Poison Center. Che aggiunge: «Le conseguenze psichiche possono permanere anche per diversi mesi».

LA DIFFUSIONE - In Europa i «sali da bagno» sono noti da tempo. In Germania si trovano in circolazione da almeno tre anni, in Gran Bretagna sono stati vietati nel 2010. In Italia, un decreto del ministero della Salute, in vigore da inizio giugno, ha ufficializzato la «stretta» contro le nuove droghe, aggiornando il Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, con alcune aggiunte quali il metilendiossipirovalerone, «nascosto» per l’appunto in alcuni sali da bagno. In America la diffusione sembra però inarrestabile. E le conseguenze si fanno notare: da gennaio a giugno le chiamate ai centri antiveleno sono state 3470, tutte collegate ai «sali da bagno», riferisce l’American Association of Poison Control Centers. Un numero dieci volte superiore allo stesso periodo del 2010. «Non ho mai conosciuto una droga che si diffondesse così rapidamente», ha detto David Hayes, capo della polizia di Alton, nello stato dell’Illinois.

«BAD TRIP» - Portano nomi innocenti, quasi idilliaci: «Ondata d’Avorio» (Ivory Wave); «Avorio puro»; «Colomba Rossa»; «Cielo di Vaniglia» (Vanilla Sky) o «Aura». Ad uscire allo scoperto e consigliare i giovani di stare lontano dalle nuove droghe è stato ora Neil Brown. Agli organi d’informazione americani il tossicodipendente ha raccontato di aver provato nella sua vita quasi ogni tipo di droga pesante, dall’eroina al crack, ma di aver vissuto «l’esperienza piú scioccante» con il mefedrone. «E gli effetti si fanno ancora sentire dopo mesi». Brown racconta di un «bad trip» con allucinazioni estremamente spaventose. Una volta cosciente si è accorto di essersi sfregiato il volto e l’addome con un coltello da caccia. Brown è sopravvissuto alla sanguinosa automutilazione, altri no: le autorità inquirenti stanno indagando per accertare se un uomo nel Mississippi in preda a follia omicida avesse ucciso un poliziotto proprio sotto l’influenza dei sali da bagno.

DA ILLEGALI A LEGALI - Nel frattempo il problema dei «sali da bagno» si trova in cima all'agenda politica degli Stati Uniti. Solamente nell’ultima settimana ben tre stati hanno dichiarato fuori legge i «sali»: la Louisiana, il Missouri e lo stato di New York. Sei mesi fa li aveva già preceduti la Florida. Tuttavia, la crociata a livello giuridico, appare assai difficile - negli Stati Uniti e in Europa. Dal momento che questi sali da bagno portano sulle confezioni l’avvertimento «non a uso commestibile», non rientrano infatti nell'ambito del cosidetto «Federal Analog Act», una legge federale che proibisce ogni sostanza «essenzialmente simile» ad una droga vietata. Gli esperti temono quindi che i divieti nei vari stati americani possano essere aggirati facilmente: basta sostituire una sola molecola nei sali illegali per farli diventare nuovamente legali.

Fonte: www.corriere.it

martedì 22 febbraio 2011

Il misuratore di pressione da polso


Registra il dato relativo all'aorta

Sistema studiato in Gran Bretagna: si indossa come un orologio ed è più attendibile dello sfigmomanometro

MILANO - Considerati gli ingenti investimenti su questo innovativo sistema e i commenti entusiasti e autorevoli che già lo celebrano, è probabile che tra pochi anni la pressione verrà misurata da una sorta di orologio. Più facile da portare rispetto allo sfigmomanometro, più estetico e soprattutto più preciso.

UN "NORMALE" OROLOGIO A POLSO - Il nuovo sistema è stato messo a punto dai ricercatori dell’Università di Leicester, si indossa come un normale orologio da polso e funziona grazie a un sensore che, dopo avere registrato le pulsazioni del battito dell'arteria, invia i dati raccolti a un computer. Il pc, dopo aver ottenuto anche i valori pressori misurati con il metodo tradizionale, seguendo un modello matematico determina la pressione sanguigna rilevabile nella più grande arteria del corpo umano. «L'aorta si trova a pochi millimetri dal cuore, in una posizione molto vicina al cervello - ha dichiarato il professor Bryan Williams, del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Glenfield Hospital e a capo della ricerca - e si sa da sempre che lì la pressione è leggermente più bassa rispetto a quella misurata a livello del braccio».

VICINO AL CUORE - La pressione sistolica centrale aortica, quella rilevabile vicino al cuore, viene considerata uno dei migliori predittori di possibili patologie cardiovascolari in quanto fornisce una rappresentazione più accurata del carico vascolare nel ventricolo sinistro. In un adulto sano, il ventricolo sinistro, che riceve sangue ossigenato dall'atrio sinistro, pompa nell'aorta cinque litri di sangue al minuto, che possono diventare venticinque sotto sforzo.

MADE IN SINGAPORE - L'innovativo misuratore, sviluppato grazie a un finanziamento del National Institute for Health Research, è stato messo a punto da un'azienda specializzata in apparecchi medicali di Singapore, la HealthStats, il cui presidente Choong Meng Ting ha dichiarato: «Questo studio ha un importante impatto sulla ricerca traslazionale (la ricerca pre-clinica che produce risultati rapidamente trasferibili all'attività clinica, ndr) mondiale e consentirà ai medici e ai loro pazienti di monitorare facilmente la pressione sistolica centrale aortica. Standosene comodamente a casa, le persone potranno modificare la propria terapia per i disturbi legati alla pressione».

NON BUTTATE LO SFIGMOMANOMETRO - Sebbene il professor Williams abbia dichiarato che "l'orologio" che misura la pressione «cambierà il modo in cui è stata rilevata per più di un secolo» e che entro cinque anni raggiungerà una diffusione mondiale, ha anche aggiunto che questo non significa il pensionamento definitivo del vecchio sfigmomanometro: «Saranno necessarie ulteriori ricerche - ha detto - per comprendere se questo sistema di misurazione va bene per tutti o se sia preferibile solo in casi selezionati per mettere a punto la terapia e valutarne l'efficacia».

IL PARERE DELL’ESPERTO – Abbiamo sentito a questo proposito il parere di Gaetano A. Lanza, cardiologo del policlinico universitario Agostino Gemelli: «Io aspetterei prima di dire che questo sistema è efficiente o addirittura più accurato del metodo tradizionale nella misurazione della pressione. Inoltre», aggiunge Lanza, «non è chiaro dove vada applicato il sensore. Se, come penso, va sull’arteria radiale, allora si può facilmente immaginare quante volte “l’orologio” potrà sposizionarsi durante una giornata e perdere o rendere inattendibili le misurazioni. Ho inoltre qualche perplessità che il sensore possa funzionare bene in tutti i tipi di soggetti (si pensi per esempio a pazienti obesi nei quali spesso è difficile apprezzare bene il polso). Non mi è chiaro, infine, in quale modo le misurazioni da bracciale vengano impiegate nel funzionamento del sistema», sottolinea Gaetano Lanza, precisando che la misurazione al braccio normalmente già rispecchia la pressione aortica e che il fatto che la misurazione della pressione aortica centrale sia più utile di quella misurata al braccio non è avvalorato da alcuna dimostrazione, per il semplice fatto che tutti gli studi sull’importanza della pressione arteriosa e del suo trattamento sono basati, per forza di cose, sulla misurazione tradizionale e non certo sulla misurazione della pressione centrale (che può essere ottenuta solo invasivamente).

Fonte: www.corriere.it

Emanuela Di Pasqua

Appena uscita dalla stampante: pelle nuova per le vittime di ustioni


I laser 3D integrati rilevano l'estensione e la profondità della parte da riparare e creano un pezzo corrispondente

MILANO - Quello che sembra uscito da Robocop o Terminator, è invece una realtà quotidiana presentata ora dagli scienziati dell'Università di medicina "Wake Forest" della Carolina del Nord. I ricercatori americani hanno sviluppato un dispositivo che funziona come una comune stampante a inchiostro: invece di trasferire su carta i dati forniti da un computer, produce pezzi di pelle. I ricercatori statunitensi hanno spiegato che curare una ferita o un'ustione potrebbe non essere più così difficile in futuro: «Si potrà "stampare" la pelle nuova sulla ferita lasciandola cicatrizzare rapidamente». Infatti: soprattutto le vittime di ustioni potranno trarre beneficio da questa nuova tecnologia, ha spiegato James Yoo nel corso del congresso AAAS (American association for the advancement of science), l'associazione americana per l'avanzamento delle scienze che si è riunita a Washington.

LASER 3D - Il sistema, denominato "bioprinting", è del tutto simile a una stampante: dei laser 3D integrati rilevano dapprima l'estensione e la profondità della parte da riparare e successivamente creano un pezzo di pelle tridimensionale del tutto corrispondente che verrà poi "stampato", in una combinazione tra cellule della pelle, collagene e coagulante, direttamente sulla ferita. Anche se la ferita deve in ogni caso cicatrizzarsi, il processo di guarigione è reso molto più veloce, ha sottolineato Yoo nella sua relazione. «Questo metodo è stato testato sui topi e sui maiali e ha dimostrato di riuscire a favorire il processo di cicatrizzazione delle ustioni in un paio di settimane». Finora i ricercatori sono stati in grado di stampare pezzi di pelle della dimensione di dieci per dieci centimetri, riferisce la rivista Science Now. La ricerca di James Yoo e del suo gruppo di lavoro è stata sponsorizzata anche dall'esercito degli Stati Uniti. Il 30 per cento delle ferite dei soldati nei combattimenti sono ustioni, ha aggiunto Yoo. Che ha sottolineato: «La "stampante di pelle" è abbastanza flessibile e di facile utilizzo per curare le ferite direttamente sul campo di battaglia e negli ospedali militari».

Fonte:www.corriere.it

martedì 28 settembre 2010

Tumori: gli otto campanelli d'allarme


In un caso su 20 segnalano la presenza di un cancro
e devono spingere a parlare con il medico

MILANO - È stata stilata da un gruppo di ricerca inglese la lista degli otto sintomi che più di altri possono segnalare la presenza di un tumore, in assenza di altre spiegazioni plausibili. Si tratta di:
- sangue nelle urine,
- anemia,
- sangue dal retto,
- tosse con perdita di sangue,
- un nodulo al seno,
- deglutizione difficoltosa,
- sanguinamenti in post-menopausa
- risultato anomalo di un esame prostatico.
Sono evenienze tutt'altro che rare e indicano perlopiù problemi non necessariamente oncologici, però, secondo quanto appurato dagli autori, almeno in un caso su 20 si rivelano essere sintomi di un cancro e sono un fondato motivo per rivolgersi subito a un medico e fare al più presto esami chiarificatori.

LO STUDIO - Gli autori dell'analisi sono ricercatori della Keele University e i loro risultati sono apparsi sulla rivista dei medici di medicina generale britannici (il British Journal of General Practice). Per arrivare a identificare le otto «sentinelle» (red flag, bandierine rosse) hanno esaminato 25 studi internazionali, setacciando fra i molteplici sintomi oncologici quelli che più spesso si dimostravano rivelatori di un cancro. Fra tutti, hanno isolato quelli che danno una o più possibilità su 20 di essere segnale di un tumore, specificando anche per quali tipologie di pazienti e per quali fasce d'età il rischio è più o meno verosimile.

ETÀ DIVERSE, PROFILI DIVERSI - Per i più giovani, al di sotto dei 55 anni, due sono le anomalie che rientrano nella categoria "allarme rosso": un nodulo o una massa alla mammella e l'esito di un esame rettale della prostata. Per i maschi al di là dei 55 anni, particolare attenzione meritano i problemi a deglutire, che possono rivelare un tumore dell'esofago, mentre per le donne sopra i 60 è il sangue nelle urine a richiedere con urgenza accertamenti per la vescica. Allo stesso modo, spiegano in un editoriale sulla rivista, uno stato di forte anemia in un sessantenne può essere il primo segno di un tumore intestinale, mentre è ben più improbabile che lo sia in una ventenne.

I SINTOMI? «SONO BEN DI PIÙ» - Il Royal College of General Practitioners ha commentato positivamente il lavoro, «che rafforza la necessità di incoraggiare i pazienti a rivolgersi tempestivamente al medico di famiglia». Al contempo, però, Cancer Research UK, una delle più attive organizzazioni anticancro britanniche, avverte: «Quelli evidenziati dallo studio sono già conosciuti come importanti potenziali segni di cancro, ma ci sono oltre 200 forme di tumore, che provocano altrettanti diversi sintomi. Quindi, qualsiasi cambiamento insolito o persistente nel vostro corpo merita di essere controllato».

DA NON DIMENTICARE GLI SCREENING - «Questi segnali non devono gettare nel panico, perché l'eventualità di essere di fronte a una malattia oncologica resta ridotta, ma devono spingere a parlare con il proprio curante al più presto, per arrivare precocemente a una eventuale diagnosi e poter affrontare al meglio una eventuale malattia» ha commentato Fiorenzo Corti, responsabile della comunicazione della Fimmg (Federazione italiana medici di famiglia) . Allo stesso tempo, ricorda Corti, è fondamentale aderire ai programmi di prevenzione, ovvero « anche in assenza di sintomi preoccupanti, sottoporsi ad esami periodici di efficacia riconosciuta, a seconda delle età, come il test del sangue occulto nelle feci per i tumori del colon, il pap test per l’utero e la mammografia per il seno».

IL MEDICO DI FAMIGLIA, UN ALLEATO - Molto utile, poi, stringere un’alleanza con il proprio medico di base: «Noi siamo un anello fondamentale per la salute dei pazienti, in particolare per la prevenzione. In Italia – spiega Corti - ci sono 60mila medici di famiglia, che in media ricevono in studio 40 persone al giorno, in gran parte anziani. A noi spetta prestare la massima attenzione ai sintomi e ai fattori di rischio, prescrivendo gli esami utili senza cadere nel «consumismo diagnostico». Ai pazienti spetta seguire le regole di prevenzione primaria (mangiare sano, fare movimento, non fumare e bere poco alcol) e osservare il proprio corpo e gli eventuali segnali insoliti che può mandare. In questo sono le donne le più allenate e sensibili, molto meno gli uomini, mentre la fascia più a rischio, che raramente si rivolge al medico, è quella degli adolescenti».

Fonte: www.corriere.it

martedì 21 settembre 2010

Gli effetti benefici dei massaggi


Potenziano le risposte del sistema immunitario e riducono gli ormoni dello stress in circolo nell'organismo


MILANO - Buone notizie per chi ama i massaggi: da oggi ci sono almeno un paio di ottimi motivi per starsene sdraiati a farsi manipolare, perché secondo uno studio del Dipartimento di Psichiatria e Neuroscienze Comportamentali dell'ospedale Cedar's Sinai di Los Angeles i massaggi non sono solo rilassanti, hanno veri e propri effetti biologici positivi. Due su tutti: riducono la quantità di ormoni dello stress in circolo e potenziano le risposte del sistema immunitario, proteggendo da infezioni e malattie.

MASSAGGIO SVEDESE - Chi preferisce un massaggio a una sudata in palestra si sentirà sollevato: sta davvero facendo qualcosa di buono per la sua salute. Lo dimostrano i dati raccolti da Mark Rapaport, il coordinatore dello studio, su 29 volontari sani: alcuni di loro sono stati sottoposti a 45 minuti di massaggio svedese, altri a 45 minuti di un massaggio "leggero", che prevedeva solo lievi sfioramenti. Il massaggio svedese è molto diffuso in Europa ed è sostanzialmente un massaggio "standard": prevede l'impiego di olio e si fa su una persona sdraiata sul lettino, attraverso manovre di sfioramento, frizione, impastamento e percussione in sequenze non rigidamente prefissate che dovrebbero garantire un effetto rilassante, tonificante e drenante (anche per questo viene spesso proposto per la prevenzione della cellulite). Per capire a fondo gli effetti reali di questo tipo di massaggio sull'organismo, Rapaport ha messo ai suoi volontari un catetere venoso per il prelievo di sangue: dopo averlo inserito, i partecipanti si sono riposati mezz'ora; poi sono stati raccolti alcuni campioni di sangue, uno e cinque minuti prima del massaggio; il prelievo è stato ripetuto alla fine del massaggio, dopo uno, 5, 10, 15, 30 e 60 minuti.

EFFETTI POSITIVI - I risultati delle analisi del sangue, in pubblicazione a ottobre sul Journal of Alternative and Complementary Medicine provano che «il massaggio non fa soltanto sentire genericamente meglio, ma può farci veramente del bene», per usare le parole di Rapaport. Già un singolo massaggio, infatti, provoca effetti benefici precisi e soprattutto misurabili. «Il massaggio svedese ha aumentato il numero e la percentuale dei linfociti in circolo, le cellule del sistema immunitario che ci difendono da infezioni e malattie - spiega Rapaport -. Inoltre, ha ridotto drasticamente i livelli di arginina-vasopressina, un ormone che è coinvolto nei comportamenti aggressivi e che provoca incrementi dell'ormone dello stress, il cortisolo. Il cortisolo stesso, poi, è risultato in netta diminuzione, così come diverse citochine infiammatorie». Insomma, 45 minuti di relax che fanno davvero bene, nel profondo. «I massaggi sono assai popolari, si stima che una persona su dieci se ne sia fatto almeno uno nel corso degli ultimi 12 mesi - dice lo specialista americano -. Molti fanno massaggi ritenendo che siano una parte importante nell'ambito di uno stile di vita sano. Oggi abbiamo la prova che è così, perché il massaggio provoca modifiche fisiologiche reali e tangibili, con effetti potenzialmente positivi su benessere e salute», conclude Rapaport.

Fonte: www.corriere.it

venerdì 17 settembre 2010

La lista di nozze si fa dal chirurgo


Altro che viaggi e servizi da tè. Oggi gli sposi si regalano il chirurgo estetico. La “wedding surgery”, nata negli USA, sta contagiando anche l'Italia: al matrimonio tutti vogliono arrivare perfetti. E se le future mogli puntano a un seno più pieno, gli uomini scelgono addominali scolpiti

Di questi tempi per affrontare la vita matrimoniale è più utile un lifting di una batteria di pentole. Almeno a giudicare da quanti sposini scelgono la "wedding surgery", nome in codice "dell'aggiustatina" prima del grande passo.

La moda, tanto per cambiare, arriva dagli Stati Uniti, dove sempre più fidanzati vanno dal chirurgo plastico prima del matrimonio, decisi ad affrontare 'il giorno più bello della vita' al meglio della forma. E come sempre accade, il trend sta prendendo piede anche in Europa e in Italia.
Il quotidiano inglese Daily Mirror raccoglie testimonianze dirette di questi forzati del bell'aspetto: "Tony mi ha regalato un nuovo seno per il mio matrimonio" racconta Nadine, 36 anni. "Mi sono decisa a affrontare l'operazione perché il vestito dei miei sogni non era adatto a un seno piccolo come il mio. Quando ho conosciuto mio marito, 12 anni fa, lui mi ha detto di amarmi così e quindi non ho più pensato a farmi ingrandire il seno. Prima delle nozze, però, in un negozio di biancheria intima, la commessa mi ha proposto di andare nel reparto bambini, perché anche le misure più piccole da donna erano troppo grandi per me. Sono tornata a casa quasi in lacrime e Tony mi ha proposto questo insolito regalo di nozze. Sono fortunata ad aver sposato un uomo pronto a tutto per me" conclude Nadine.
Nadine è solo una delle tante future mogli che scelgono questo tipo di intervento, il più richiesto prima del matrimonio. Mentre gli uomini puntano ad addominali scolpiti senza fare sforzi in palestra. L'offerta di pacchetti pre-wedding non scarseggia anche in Rete. Invece di spendere soldi per il ricevimento o un viaggio da sogno, la coppia si concede un miglioramento fisico.

Sul sito di una clinica romana specializzata il professor Pietro Lorenzetti, analizza così la wedding surgery: "Non si tratta di un desiderio voluttuario, ma dell'individuazione del momento più giusto per realizzare un progetto preesistente. Insomma, si coglie l’occasione per mettersi nelle migliori condizioni fisiche e psicologiche".
Il motivo di un ricorso così frequente alla chirurgia potrebbe anche essere l'età degli sposi, mediamente più alta rispetto al passato. Ritoccarsi in vista del gran giorno, però, richiede organizzazione e programmazione, per evitare di arrivare all'altare con i segni dell'intervento. Come raccomanda il dottor Alfredo Borriello, direttore dell'unità di Chirurgia Plastica dell'Ospedale Pellegrini di Napoli, bisogna “programmare la data dell’intervento dai 6 ai 3 mesi prima”.

L'idea di arrivare perfetti sull'altare è anche alla base di una trasmissione in onda su Sky Uno "Cambio Vita mi sposo". Nel format, condotto in Italia da Natasha Stefanenko, due fidanzati fuori forma si affidano alle cure del team di esperti per una radicale remise en forme a base di chirurgia, dieta e ginnastica. Al termine i due, in versione levigatissima, si rivedono per sposarsi.

E chissà se si piaceranno...
Infine, in questa corsa al giorno perfetto non mancano i comprimari: in primo luogo le suocere, che vogliono apparire al meglio e richiedono a loro volta piccoli interventi di ringiovanimento.

Fonte:www.repubblica.it