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martedì 13 ottobre 2009

tumore si puo' trasmettere da madre a feto



13 Ottobre 2009

LONDRA - Una donna affetta da tumore puo' trasmettere la malattia al feto, anche se solo in rarissimi casi. E' quanto ha scoperto una ricerca dell'Institute of Cancer Reserch, che scioglie i dubbi su un interrogativo che da circa un secolo divideva gli specialisti. Alla base della trasmissione della malattia ci sarebbe un difetto genetico del feto che impedisce di riconoscere le cellule materne come estranee. Il meccanismo varrebbe in particolare per melanomi e leucemie. (RCD
Fonte:www.corriere.it

mercoledì 23 settembre 2009

La stampante? si aggiusta con il phon




I rimedi della nonna applicati alla tecnologia: cellulari nel riso, batterie nel frigo, dvd trattati con il whisky. E se avete problemi con l'antenna...

Per decenni, in un mondo più semplice, è stato il pezzo forte delle riviste femminili. Come fare per far sparire le incrostazioni di calcare? Con l'aceto, naturalmente. Candele e rocchetti di filo, in queste rubriche della nonna o della zia Petronilla, assumevano poteri e capacità sorprendenti e affascinanti. L'era pigra del supermercato ha cancellato, in un rutilare di bombolette spray e polveri miracolose, capaci di far fronte ad ogni evenienza, questi distillati di esperienza secolare. Ad affidarsi all'inventiva , per far fronte alle emergenze del mondo moderno, sono rimasti i giapponesi, ancora fedeli all'arte dell'"urawaza" (scorciatoia, trucco segreto), per risolvere l'insolubile.
Fate conto, ad esempio, di essere una ragazza che ha rotto con il fidanzato, gli ha restituito anelli e regali, ha cancellato tutte le sue foto sul computer, ma non riesce a scrostare quelle maledette foto adesive (di lui), incollate sullo specchio del bagno. Come fare? Elementare, dice l'urawaza: prendete della maionese, spremetela su un tovagliolo di carta e passate il tovagliolo sull'adesivo. L'olio della maionese dissolve la colla. A questo punto, con un coltello o anche un altro tovagliolino potete staccare la foto. Oppure, avete rotto un bicchiere sul tappeto, avete tolto tutti i pezzi grossi di vetro, ma come per i più piccoli, con il rischio di ritrovarseli nei piedini del piccolo di casa? Semplice: premete leggermente delle fette di pane morbido nei punti incriminati. I pezzettini di vetro si incastreranno nel pane e li potete togliere senza difficoltà.
Ma queste sono soluzioni ingegnose per problemi semplici, dove l'alternativa è, di solito, perdere un po' di tempo in più (o prendere un aspirapolvere, nel caso del bicchiere). Le vere emergenze di oggi sono altre: tecnologie che non capiamo e non capiremo mai, che ci lasciano a terra in momenti chiave e che siamo meno attrezzati a risolvere, anche di una candela sporca nel motore. Ci servono trucchi semplici per un mondo complesso. Petronilla non c'è più, ma il New York Times sì. Ecco la urawaza per i frustrati della tecnologia.
"La cartuccia è vuota" Così, almeno, dichiara la vostra stampante. Solo che è notte e non volete aspettare domattina. E pensare che vi mancano solo tre-quattro pagine per finire il lavoro. Allora, togliete la cartuccia dalla stampante e portate l'asciugacapelli dal bagno. Scaldate la cartuccia per due-tre minuti e rimettela nella stampante ancora calda. L'inchiostro secco ha tappato i buchini della cartuccia, scaldandola potete riuscire a far uscire ancora un po' d'inchiostro, quanto basta per tre-quattro pagine.
"Il cellulare è sempre scarico" Se lo tenete in tasca, è probabile. Il calore del corpo scalda la batteria, accelera i processi chimici che la fanno funzionare e si scarica più in fretta. Tenete il telefonino in borsa o alla cintura. E, se avete dimenticato il caricatore a casa in un viaggio, potete riuscire a salvare, con lo stesso principio, almeno le ultime telefonate. Spegnete il cellulare e fategli passare la notte nel frigorifero. Vi rimarrà un po' di carica in più. "Oops, guarda dove mi è caduto il telefonino" Cioè nel water. Tiratelo fuori ed estraete subito la batteria, per evitare un corto circuito letale per il cellulare. Poi, dopo aver asciugato il telefonino, mettetelo in un barattolo con del riso crudo. L'umidità si trasferirà naturalmente dal cellulare al riso, per la stessa ragione per cui pochi chicchi di riso tengono asciutto il sale. "Wi-fi in ogni angolo" Avete l'Adsl in salotto, ma il router Wi-fi non riesce a trasmettere il segnale a banda larga fino in camera da letto, negandovi la possibilità di chattare da sotto le coperte. Prima di andare a comprare qualche costoso ripetitore, provate con il sacchetto delle patatine. E' un foglio di alluminio e, senza bisogno di cavi, batterie o quant'altro è tutto quello che vi serve per costruire un riflettore di onde radio. Montate, con qualche pezzo di legno, il foglio di alluminio, in modo che assomigli un po' alla parabola satellitare che Sky vi ha messo sul tetto (schemi e disegni su http://www.freeantennas.com/projects/template/). Mettetelo dietro il router. Rifletterà il segnale wi-fi verso la camera da letto, impedendo che si disperda in cerchio dove non vi serve (ad esempio, attraverso la parete, in casa del vicino). "Senza fruscio, senza saltelli"

Il cd o il dvd che avete lasciato a coprirsi di polvere e ditate. Esistono, naturalmente, ottimi prodotti industriali per pulire cd e dvd. Però il whisky va altrettanto bene, dato che l'alcool è un ottimo solvente. Non occorre che sia un doppio malto, naturalmente: impregnatene una pezzetta e pulite il cd. Attenzione, per il vecchio vinile (i gloriosi lp) va benissimo l'acqua distillata. Come per tutti i rimedi casarecci, non è detto che funzionino davvero. Ad esempio, se l'hard disk del vostro pc fra crash e diventa inservibile, potete provare a metterlo nel congelatore. Quando lo ritirate fuori e lo riportate a temperatura ambiente, è possibile che le parti che hanno perso l'allineamento si siano risistemate un po' e riusciate a recuperare qualcosa. E' possibile, appunto. Ma, provare, che vi costa?

domenica 20 settembre 2009

Seno nuovo col grasso prelevato dai fianchi e dalla pancia






Intervento «DUE IN UNO»





La nuova tecnica per «cambiare la taglia» sarà proposta in Gran Bretagna a partire dal 2010

LONDRA - La notizia è di quelle che, in teoria, potrebbero far felici diverse donne: nel giro di qualche mese sarà, infatti, possibile «tagliare» il grasso in eccesso su cosce, fianchi e pancia e «spostarlo» sul seno, così da aumentarne naturalmente il volume. Insomma, una sorta di operazione «2 in 1» al costo di poco più di 9mila euro, resa possibile grazie ad una tecnica sperimentata in Usa e Inghilterra e che dovrebbe diventare di routine in 26 cliniche inglesi (appartenenti tutte allo stesso gruppo) all’inizio del 2010. Stando ai chirurghi, questo tipo di riutilizzo del grasso indesiderato avrebbe una serie di vantaggi, come un effetto più naturale del seno. Non solo. La mancanza di sostanze artificiali eviterebbe anche i problemi in genere legati agli interventi tradizionali, come il cambiamento della forma delle protesi o il loro eccessivo indurimento, che in molti casi costringe la donna a sottoporsi ad una seconda operazione.

LA TECNICA - «Questa è sicuramente la scoperta più eccitante fatta in chirurgia estetica negli ultimi due decenni – ha commentato Mel Braham, presidente del gruppo di cliniche che proporrà l'intervento su «Daily Mail» e «Daily Express» – perché permette di unire due benefici in uno solo e con risultati duraturi, come hanno confermato alcune pazienti che si sono sottoposte a questo tipo di intervento in Inghilterra e negli Stati Uniti quattro o cinque anni fa. Ecco perché sono convinto che nel giro di pochissimo tempo tale procedura diventerà molto più popolare di quella tradizionale e potrebbe addirittura arrivare a soppiantarla». Un entusiasmo che è anche di alcuni chirurghi che hanno già praticato questo tipo di intervento, come il professor Zdenek Pros: «In parole povere – ha spiegato l’esperto - si estrae il grasso in eccesso da una parte del corpo e lo si mette da un’altra parte, per finalità estetiche. E questo tipo di tecnica assicura un effetto molto più naturale, perché permette ai chirurghi di modellare meglio il seno». La procedura verrà discussa nel corso dell’annuale meeting della «British Association of Aesthetic Plastic Surgeons».
TESTIMONIANZA - Una 34enne di Northampton che ha chiesto di rimanere anonima, quattro anni fa accettò di sottoporsi all’operazione nell’ambito del progetto-pilota che ha interessato l’Inghilterra, e ancora oggi si dice soddisfatta dei risultati ottenuti: «Non avrei mai preso in considerazione l’ipotesi di una protesi al seno - ha dichiarato - ma l’idea che esistesse un modo naturale per aumentarne il volume era un sogno che diventava realtà. E, così, in un colpo solo, sono riuscita a liberarmi di quegli odiosi rotolini di grasso attorno alla vita e a riavere il seno di quand’ero ragazza».

Usa: cieca da 9 anni, recupera la vista con una tecnica made in Italy


ROMA (17 settembre) - Una donna di 60 anni di età e cieca da 9 anni ha riacquistato la vista grazie a una tecnica italiana utilizzata per la prima volta negli Usa. La metodologia, denominata osteo-odonto-cheratoprotesi, è stata messa a punto , infatti, da Giancarlo Falcinelli, oculista emerito all'Ospedale S. Camillo di Roma che ha perfezionato una tecnica creata negli anni '60 dal professor Benedetto Strampelli.

L'intervento, realizzato al Bascom Palmer Eye Institute della Università di medicina Miller di Miami (Florida), consiste nell'impianto di una cornea artificiale ancorata all'occhio per mezzo di una lamina ricavata dalla radice di un dente dello stesso paziente. «La tecnica - spiega Victor Perez, che ha eseguito l'operazione - è l'ultima chance per i pazienti che rigettano il trapianto di una cornea artificiale ma in cui la struttura dell'occhio e il nervo ottico permangono sani».

La donna, di origine statunitense, aveva perso la vista nel 2000 a causa della sindrome Stevens-Johnson, una malattia che distrugge le cellule sulla superficie dell'occhio causando una severa lesione della cornea. «Due settimane dopo l'intervento - continua Perez - la paziente, a cui abbiamo impiantato un pezzo del suo canino, era già in grado di leggere il giornale». Per apprendere la tecnica Perez era venuto l'anno scorso in Italia.

Helicobacter pylori, provoca l'ulcera ma è anche capace di “riparare” la pelle


Scoperto all'Università Federico II di Napoli il dottor Jeckylldella microbiologia e la proteina riparatice dei tessuti

ROMA (20 settembre) - È un batterio bifronte, quello che scatena l'ulcera, ma grazie a una ricerca italiana la sua presenza nello stomaco non è più soltanto una cattiva notizia. L'Helicobacter pylori produce infatti una proteina capace di riparare le lesioni, sia quelle sulle pareti dello stomaco sia quelle di cornea e pelle. La scoperta dell'Università di Napoli Federico II, è pubblicata sulla rivista internazionale Journal of Immunology. «Questo effetto benefico - spiega perchè l'Helicobacter pylori convive con l'organismo umano da almeno 50.000 anni: era verosimile che facesse anche qualcosa di utile», ha detto il coordinatore dello studio, Gianni Marone. Si spiega anche perchè questo batterio continua ad essere così fedele all'uomo da colonizzare lo stomaco di metà della popolazione mondiale, trasmettendosi da persona a persona.

La proteina capace di curare l'ulcera prodotta dal batterio si chiama Hp2-20. «Sembra essere efficace non soltanto nel curare le ulcere dello stomaco, ma anche quelle di cornea e pelle - ha spiegato Marone. Grazie a queste sue proprietà - aggiunge - la proteina potrebbe diventare in futuro un farmaco biologico», e c'è già un brevetto da parte del Centro Interdisciplinare per le Scienze immunologiche di base e cliniche dell'università Federico II.

Come un dottor Jeckyll della microbiologia, l'Helicobacter pylori ha perciò due facce opposte: può provocare seri danni con le proteine chiamate VacA e CagA, capaci di formare vacuoli nelle cellule che rivestono lo stomaco, mentre è capace di produrre la proteina »riparatrice« chiamata Hp2-20. Una doppia identità che, secondo i ricercatori, si è probabilmente sviluppata durante la lunga coesistenza con l'uomo: il batterio si sarebbe evoluto in modo da limitare al massimo i danni alla mucosa dello stomaco. Si spiegherebbe così perchè la proteina Hp2-20 si trova in tutti i ceppi del batterio, mentre le proteine responsabili dell'ulcera sono presenti solo in alcuni ceppi. «Abbiamo osservato il suo effetto protettivo sia in vitro sia in esperimenti condotti nei ratti - dice Marone - e abbiamo visto che grazie a questa proteina le ulcere guariscono più rapidamente. Inoltre - aggiunge - risultati promettenti sono stati ottenuti nelle scimmie e in altri animali».

Diventa perciò «verosimile - conclude Marone - che l'Helicobacter pylori sia in grado di sintetizzare sostanze responsabili dell'ulcera e sostanze protettive e che un'alterazione del bilancio tra le proteine responsabili di questi effetti sia responsabile della patologia o della guarigione».

Dimagrire velocemente, la chiave è nel cervello: scoperta da un italiano in Usa


ROMA (20 settembre) - Quando si sente dire che dimagrire è tutta una questine di testa, non è solo un modo per fare appello alla volontà. È stata scoperta nel cervello la chiave per perdere peso rapidamente e senza fatica e soprattutto per non ingrassare di nuovo a dieta finita. A capire queto meccanismo è stato uno scienziato italiano in Usa, che ha individuato un “sensore” molecolare, CPE, presente nel centro di controllo dell'appetito, l'ipotalamo.

Pubblicata sulla rivistaNature Medicine, la scoperta si deve a Domenico Accili che, nato e cresciuto a L'Aquila, laureato in Medicina a Roma, si trova in America da 25 anni, attualmente alla Columbia University di New York. «Abbiamo trovato la spiegazione del perché dopo una dieta si riprende inevitabilmente peso - ha spiegato Accili intervistato dall'Ansa - Il motivo è che viene inibito un enzima detto CPE che è il sensore che coordina l'assunzione di cibo con il dispendio calorico. Quindi, se riuscissimo a fare un farmaco che attiva CPE potremmo aiutare chi ha perso peso a non ingrassare di nuovo. L'idea non è peregrina, perchè CPE è una peptidasi (enzima che taglia i peptidi) e contro le peptidasi esistono già numerosi farmaci (per malattie infettive, diabete, etc)».


domenica 16 agosto 2009

Ammalarsi di divorzio



Le coppie che si dicono veramente addio subiscono un profondo trauma e persino quando si convola nuovamente a nozze la ferita non si sana


MILANO - Il trauma del divorzio non si dimentica facilmente: una separazione non lascia solo segni a livello psicologico - ed economico - ma porta con sé anche disturbi e problemi fisici spesso assai importanti. A rivelarlo è uno studio americano realizzato presso la University of Chicago e pubblicato sul Journal of Health and Social Behaviour, dal quale emerge appunto che il divorzio ha un effetto deleterio sulla salute degli ex coniugi, che non si riprendono nemmeno quando ricominciano da zero con un nuovo partner.
LO STUDIO - Come spiega BBC, l'analisi è stata condotta su un gruppo di 8.652 persone di età compresa tra i 51 e i 61 anni e ha permesso agli esperti di scoprire che i soggetti con un matrimonio fallito alle spalle soffrono di malattie croniche (compresi cancro e problemi cardiaci) mediamente con un'incidenza del 20 per cento in più rispetto a quanti invece non si sono mai sposati. E se pensate che rifarsi una vita aiuti a rimettersi in sesto, vi sbagliate: dalla ricerca emerge infatti che la percentuale di rischio per quanti si risposano dopo una separazione non si azzera, ma scende solo a quota 12 per cento.

MATRIMONIO E SALUTE - Secondo gli scienziati americani, quindi, l'unico modo per non intaccare «il monte salute» di cui si dice disponiamo da nubili e celibi è di sposarsi e far sì che la vita di coppia sia veramente duratura e felice. Diversamente, un'esperienza matrimoniale negativa e problematica porta inesorabilmente alla compromissione del benessere psicofisico. In buona sostanza, i single corrono un rischio minore di ammalarsi in modo serio e come loro anche quanti hanno la fortuna di vivere per sempre accanto alla persona giusta. A tutti gli altri il consiglio dell'esperto è di «lavorare sodo affinchè il matrimonio funzioni e sia duraturo, a meno che non si tratti effettivamente di una relazione distruttiva», come ha dichiarato Christine Northan di Relate, la principale organizzazione britannica dedicata alla consulenza di coppia. E se si sceglie di sposarsi una seconda volta dopo un divorzio, è bene scegliere con cura il nuovo partner, e stare alla larga da persone che in qualche modo ricordano l'ex.